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Nov 0530

L'Estate Italiana/2

Pubblicato da Simone Serafini alle 16:07 in


Ghiurghi Altri highliths dalle spiagge italiche dell’Estate appena passata.
Orfani di MammaRcs. Per la prima volta dopo tanti anni l’Rcs non ha organizzato il campionato italiano. Il contratto tra Federvolley e la società proprietaria tra l’altro della Gazzetta dello Sport non prevede il numero di tappe. Così l’Rcs ha puntato sull’internazionalità (World Tour a Milano, Satelliti e Challenger in giro per la penisola), su un paio di eventi/esibizioni (King of the Beach, Arnette Cup) e, per tenere fede al contratto, le Finali del Campionato. Così il rosa non è stato il colore predominante lungo le spiagge nostrane toccate dal beach volley. E a noi spiaggiaroli è mancato parecchio.
Mi sento tanto sola. L’abbandonata Fipav si è un po’ smarrita alla dipartita dell’Rcs. L’idea dell’Italian Series divisa per montepremi è di per sé buona, anzi per i giocatori di medio livello sarebbe anche un modo per partecipare a tornei meno ricchi ma con più possibilità di piazzarsi (con più tornei contemporanei l’atleta si sceglie per sé il più conveniente). I tornei dell’Italian Series danno i punti per il ranking italiano. Il vecchio Campionato Italiano. C’è stato però un problema non da poco. I soldi. Perché prima era l’Rcs a garantire il montepremi, la Fipav la gestione dell’organizzazione tecnico-arbitrale. Ora mancando il sovvenzionatore ogni patron di un evento deve provvedere a procacciarsi i soldi per i premi. E non è stato così semplice. Il risultato è stato che in un’estate sono stati organizzati soltanto tre (3) tornei Pro (montepremi di 10000 euro, soltanto maschili), svariati Master (da 3000 fino a 5000 euro, ma solo a Modena la cifra tendeva a quella massima, gli altri verso la minima), qualche Open (1500-2000 euro). Insomma pochi tornei e quasi tutti con soldi che a malapena ti rifanno delle spese.
I Grandi Vecchi. Avranno quasi ottanta anni in due, però Gianni Mascagna e Andrea Giurghi dettano ancora legge sulla sabbia. Tre campionati italiani vinti per Gianni, due per Andrea (conditi dal nono posto ad Atlanta ’96). E la scorsa estate una vittoria al Pro dell’Italian Series di Catania, una finale al torneo Challenger e la finale sfiorata, perdendo contro Lione-Varnier, al Campionato Italiano a Jesolo. A esemplificare che nel beach volley più che in ogni altro sport se il fisico regge l’esperienza e la testa fanno la differenza.
Simone Serafini

Nov 0529

L'Estate Italiana/1

Pubblicato da Simone Serafini alle 15:41 in


GattelliSi è chiusa la stagione del beach volley domenica scorsa con l’ultima tappa del World Tour e il solito successo brasiliano (anche qui!) nel maschile. In archivio il 2005, tempo di bilanci. La carne al fuoco sarebbe tanta, ne parleremo in diverse puntate. Intanto qualche highlights dell’Estate Italiana.
Gatta ci cova. Bentornata a Daniela Gattelli. L’anno post olimpico doveva consacrare le nostre regine della sabbia, Lucilla Perrotta e Daniela Gattelli, quinte ad Atene. L’inizio è stato ottimo (successo di tappa al circuito europeo). Poi la spalla della Gatta ha fatto crac. Operazione sì, operazione no. Riposo forzato per la romagnola, Perrotta costretta a cambiare compagna (Campanari e Luciani prima, Lunardi poi). Il lento recupero, qualche tappa giocata con una mano sola per non perdere troppi punti nel ranking. Poi gli ultimi tornei, la spalla di nuovo a posto e quindi discreti risultati (ritorno nel Main Draw del World Tour, buoni piazzamenti). Un buon viatico per il 2006, l’anno del riscatto.
Nel segno del Lione. E di Matteo Varnier. La coppia romano-ligure ha raggiunto lo storico risultato del quarto posto in una tappa del World Tour (Acapulco primi di novembre). Oro ai giochi del Mediterraneo, terzi all’Europeo, campioni d’Italia (bissando il successo del 2004). Basta ciò a spiegare la splendida lunga estate di Riccardo e Matteo. L’esperienza e la forza di Lione e il talento vero, genuino di Varnier. Una miscela perfetta. Pechino non è più così lontana
Amore ritorna. Era stato l’ultimo italiano a partecipare al tabellone principale del World Tour. Con il compaesano viareggino Fenili ottimi risultati per Eugenio Amore nei challenger e satelliti disputati nella nostra penisola. Aggiunti alle ultime qualificazioni al Main Draw del World Tour, dove spicca un prezioso nono posto. Ora Azzurra ha due coppie di ottimo livello anche nel maschile.
Grazie Annamaria. La Solazzi si ritira. Dopo innumerevoli successi in Italia e all’estero, specialmente con la compagna di sempre Laura Bruschini, Annamaria lascia il beach volley giocato. Il Ct Lequaglie l’ha ringraziata pubblicamente per quello che ha fatto nel beach e per il beach italiano. La Bruschini invece, per non perdere il vizio, ha aggiunto un altro tricolore alla sua collezione. In coppia con Diletta Lunardi, nuovo talentino del beach rosa.
Dio vede e provvede. Ha avuto ragione lui. Dionisio Lequaglie ha iniziato il progetto della Nazionale della spiaggia tra ovvie piccole e grandi difficoltà, come conviene ad ogni progetto nuovo. Ha creato uno staff tecnico e medico valido, con il grande e prezioso aiuto di Giulio Mosci, uno che faceva l’allenatore di se stesso già quando giocava. Ha affrontato situazioni contingenti (infortuni e defezioni di Desiderio al maschile, Gattelli e Solazzi al femminile). Ha avuto il merito di lavorare sodo e di stimolare i suoi adepti soprattutto quando, a inizio estate, erano più lo sconfitte nel World Tour che le vittorie. E quando l’estate sul calendario ha lasciato il posto all’autunno il sole del beach volley italiano ha cominciato a splendere. Il diamante è il quarto posto di Lione-Varnier, le pietre preziose i piazzamenti di Amore-Fenili e il recupero di Gattelli-Perrotta. Ora l’Italia spiaggiarola comincia a essere rispettata nel mondo come i colleghi indoor.

Simone Serafini

Nov 0528

Costruite per vincere

Pubblicato da Simone Serafini alle 15:38 in


Uno sguardo alle classifiche delle seconde serie maschile e femminile e troviamo alla guida due formazioni designate alla vigilia come le “ammazzacampionato”. Rivergaro tra le fanciulle e Taranto fra i maschietti sono leader di due tornei storicamente non facili, spigolosi. Colmi di equilibrio, sorprese all’ordine del giorno, campi dove far risultato non è semplice. Il compito della favorita non è mai così elementare come la carta canta ai nastri di partenza. Anche se i valori dei singoli appaiono enormi, bisogna trovare i giusti automatismi, non adattarsi al livello del torneo, imporre il proprio ritmo. E poi vincere. Sempre, comunque e dovunque. Un compito che può diventare un’ossessione. Per il momento sono problemi non di Rivergaro e Taranto. Due mesi e mezzo e già si sono già calate nel ruolo. In due modi differenti. Le ragazze stanno facendo corsa a sé. Otto partite e ventiquattro punti, tre soli set al passivo. Nessuna imperfezione. Nessuna sbavatura. Un sestetto forte si pensava, ma non così imbarazzante. Roba da record. In tempi recenti il Verona ha compiuto l’impresa in A2 maschile. Trenta partite e trenta vittorie, con ciliegina della Coppa Italia. Record soltanto pareggiabile. Quella era una squadra di un’altra categoria. Tanto è vero che con un solo ritocco (l’inserimento del francese Granvorka) l’anno successivo Verona ha centrato il sesto posto in A1 e messo paura a Treviso futuro campione d’Italia. Percorso diverso invece per Taranto tra i ragazzi. Il sestetto pugliese è stato costruito per puntare senza mezzi termini alla promozione (addirittura in estate si stava approntando il sestetto con un occhio al ripescaggio in A1 se Latina avesse lasciato il titolo sportivo). Però l’inizio non è stato rosa e fiori. Anzi. Infortuni (Patriarca e Schuil, le due bocche da fuoco) ne hanno minato le fondamenta. Il castello ha scricchiolato, una sconfitta e qualche vittoria striminzita. Ma messi a posto i feriti, il tempo di trovare i meccanismi e Taranto ha cominciato a giocare. E bene. Sabato scorso ha conquistato dopo dieci giornate di inseguimento la vetta solitaria, battendo il Loreto fino a quel momento cocapoclassifica. Una bella dimostrazione di forza. Forse Taranto non è ancora un ottimo collettivo. Ma De Giorgi, Schuil, Giretto, Heikkinen, Castellano, Patriarca e il libero Vicini hanno l’esperienza di tanti anni di pallavolo di livello internazionale, la forza fisica e tecnica di categorie superiori, e la voglia di dimostrare che la A2 per loro è veramente stretta. Ps. Sempre guardando gli altri campionati, la prima vittoria di Arzano in A1 femminile mi ha fatto venire in mente una cosa. Maurizia Cacciatori, ora nella società campana, lo scorso anno ha iniziato a Lodi. La quale società ha per due volte fallito, riuscendo nell’impresa incedibile di farsi radiare dalla A2 (lo scorso anno) e dalla B1 (un mese fa). Siccome l’altra volta alcune atlete non hanno più potuto giocare (il caso Kim-Pernici lo ricordate?) vorrei sapere che fine stanno facendo le giocatrici ex Lodi che anche stavolta sono rimaste senza campionato. Che qualcuno mi illumini. Simone Serafini

Nov 0527

Il soldo e la lira

Pubblicato da Simone Serafini alle 01:18 in


Adesso qualcuno mi darà dell’uccello del malaugurio. Però è andata come avevo previsto e non sperato. Anche questa volta all’Italia contro il Brasile è mancato un soldo per fare una lira. Però lo confesso, stavolta ci avevo creduto. Perché gli indizi c’erano tutti. L’Italia aveva raddrizzato il match recuperando due set di svantaggio. Stava giocando meglio. Ha avuto il merito di non farsi demoralizzare dallo sciupo del primo set (24-21 il vantaggio italico) e dal pessimo gioco del secondo parziale. Fei e Cernic non hanno brillato? Nessun problema. Montali ha avuto il coraggio e la fortuna di trovare i sostituti in grande spolvero. Savani e il mio compagno di squadra Lasko hanno apportato pesanti mattoni nella costruzione della rimonta. Gli indizi si trovavano anche al di là della rete. Il Brasile era stranamente nervoso, seppur in vantaggio. Non è stato il solito Brasile in questa competizione. Meno brillante, ha divertito e si è divertito meno. Coach Bernardo non lo si era mai visto così indemoniato, così preoccupato per tutto l’incontro. Ricardinho sembrava Pippo Inzaghi, cioè perennemente infuriato e polemico con il mondo. Pochi sorrisi e molta freddezza. Specialmente quando, una volta davanti nel punteggio, dovevano avere più sicurezze dalla loro parte. Non erano i soliti, i brasiliani. Non erano sicuri del loro successo. Invece Azzurra si stava divertendo. Lasko sprizzava di felicità anche nei momenti decisivi, non sbagliando quasi nulla. Le inquadrature della tv giapponese regalavi immagini degli atleti italiani quasi spensierati, tranquilli, nonostante il punteggio fosse ancora a sfavore. Insomma, le premesse per piegare i campioni olimpici c’erano tutte. Avevamo persino pagato quasi niente un piccolo passaggio al vuoto all’inizio del tie break, recuperando da 3-6 in un battito di ciglia. E invece è andata come sappiamo. Un primo tempo di Mastrangelo non perfetto, un attacco out di Lasko forse toccato dal compagno di club Murilo ma non visto dagli arbitri. E’ bastato questo. I Campioni si vedono nei momenti decisivi. Ai Campioni va sempre bene nei momenti importanti. Andrè ha picchiato forte gli ultimi due punti. Da Campione appunto. Successo quindi al Brasile Campione di tutto, anche di questa Grand Champions Cup (a meno di incredibili sorprese nell’ultimo turno). All’Italia la consapevolezza che la distanza si è notevolmente ridotta. Mai così vicini come stavolta. La prossima tappa è il sorpasso. Fra un anno, stesso paese e stesso periodo, si disputano i Mondiali Simone Serafini

Nov 0525

L'Incubo Verdeoro

Pubblicato da Simone Serafini alle 17:26 in


Non è facile mettere su carta le sensazioni che si provano in determinate situazione. Provo a scrivere qualcosa su quello che, ritengo, possano provare nell’animo gli Azzurri alla vigilia della sfida contro il Brasile. Non perché io abbia mai giocato contro il Brasile. Ma perché nella carriera di ogni atleta c’è sempre l’Avversario. Quello forte, fortissimo. Quello contro cui non riesci mai a vincere. O quasi mai. La Bestia Nera. Quello che ti inibisce, che non ti fa giocare sciolto. Quello che, anche se per poco, alla fine se la cava sempre lui, e tu rimani con un pugno di mosche e la sensazione di accarezzare la grande impresa, ma non di afferrarla.  Come si dice a Roma, ti manca sempre un soldo per fare una lira. L’Avversario che non ti fa essere sicuro delle tue sicurezze. Perché, negli incontri precedenti, ha provveduto a minarle. Il Brasile in questo momento è l'Avversario per l’Italia. Nelle ultime manifestazioni ci hanno sempre battuto. Meritatamente. Di poco, sul filo di lana. Ma dimostrando di avere un qualcosa, minimo, in più di noi. Nel beach volley mi è capitato spesso. Quando affronti coppie fortissime, o di nome, hai queste sensazioni. Li vedi dall’altra parte della rete alti, belli, forti. Sembrano divinità greche nelle figure dei libri di storia. Tu ti senti piccolo, vulnerabile. Ti sembrano invincibili. Poi cominci a giocare. Ed è dura, perché il loro livello di gioco è alto, e tu per restare in partita devi osare. Rischiare. Giocare sul filo del rasoio. Loro fanno il loro gioco, magari non appariscente. Ma incredibilmente concreto, non sbagliano praticamente mai. Tu ti danni l’anima, hai la sensazione di compiere gesti atletici incredibili, di star facendo la tua partita della vita. Ti giri, guardi il punteggio, magari sei in parità o soltanto qualche punto sopra. Poi inevitabilmente commetti qualche errore, perché per mantenere il livello di gioco alto rischi in tutti i fondamentali e il rischio spesso non va d’accordo con l’efficacia. Così in un amen Quelli Più Forti vincono. Magari di misura, ma si aggiudicano la sfida. E ti rimane quella sensazione di amaro in bocca, la consapevolezza di non essere così distanti da Loro, ma di non essere come Loro. Oddio, alle volte capita anche di vincere, mica va sempre male. E speriamo che sia quest’ultimo il finale di Italia-Brasile. Che la nazionale di Montali non sia solo tanto vicina da quella verdeoro. Per una volta speriamo di essere più bravi di loro. E che finalmente spazziamo via l’incubo brasiliano. A prescindere dalla classifica finale della Grand Champions Cup, forse compromessa dalla sconfitta (a sorpresa, a dir la verità) contro gli Stati Uniti. Perché l’obiettivo ora è svegliarci dall’incubo verdeoro.

Simone Serafini

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