Post a mo’ di lettera per il presidente della Federazione Brasiliana, che si è lamentato (!) del fatto che i suoi nazionali che giocano in Italia tornano grassi, bolsi e svogliati. Che da noi si lavora poco. Che non siamo all’altezza a livello di preparazione tecnica.Caro Presidente,
non è per difendere il nostro BelPaese, che riconosco ha tantissimi e immodificabili difetti, né per difendere la pallavolo nostrana, che ha tantissimo da correggere e altrettanto da imparare. Però le “accuse” da Lei sottoposte tramite articolo della Gazzetta dello Sport, suonano un tantino stonate. Innanzi tutto, per dirla con motto popolare, “si sputa nel piatto dove si mangia”. Deve essere un gioco comune in tutto il mondo. Però mi sembra ingiusto criticare un movimento, il nostro, che dà da mangiare a nove/dodicesimi della nazionale verdeoro. Non saprei cosa Lei intende accennando al fatto che si “lavora” di meno, che ci si allena di meno, che non ci sono preparatori all’altezza. Provo a smentirla con i fatti.
Non sarà che il giocare in Italia, in un campionato decisamente di livello elevatissimo, forse il migliore al mondo (anzi sicuramente il migliore, considerando il livello medio), ha forgiato i Suoi prodi, li ha resi migliori, ha fatto fare loro il salto di qualità? È indubbio che i Suoi eroi con la maglia brasiliana addosso giocano veramente per la Patria, cosa che forse a noi, per storia e tradizione, viene meno o non è così sentita. Però un precedente aiuta a capire: la Sua nazionale del ‘92, campione d’Olimpia a Barcellona, era formata per cinque/sesti da “italiani” (Tande, Giovane, Mauricio, Negrao, Carlao). Loro come quelli attuali fortissimi, ma il misurarsi ogni domenica con il meglio del volley mondiale aiuta a diventare ancora più forti. Lo hanno ammesso anche gli atleti della Jugoslavia campione ad Atlanta nel 2000. Anche quei signori giocavano (e giocano) tutti da noi….e Le sto dando soltanto motivazioni prettamente tecniche. Di quelle economiche, ovvio, non mi permetto neanche di parlarne…
Si lavora meno? Beh, l’Italia è celebre per le sue città, la pizza, gli spaghetti, per il mare, per la Ferrari e per Luciano Moggi. La dimensione lavorativa non è la nostra punta di diamante. Stakanov infatti non è nè nato nè vissuto da noi. Però nel volley ci si allena, non saprei dire se di più o di meno da altre parti, ma non è questo importante, perché l’accento va messo sulla qualità del lavoro. Lavorare tanto non è sinonimo di lavorare bene. Non contano le ore che si sta in palestra, conta quello che si fa ma soprattutto come lo si fa. E i fatti dimostrano che l’Italia sforna tecnici invidiati e ricercati da ogni angolo del pianeta. Cito a memoria: Caprara con la Russia femminile, Guidetti con la Germania, Serniotti con il Tours francese ha vinto una CoppaCampioni, Scarduzio il campionato d’Austria con l’Innsbruck…
Sulla questione preparatori atletici, sul fatto che Voi avete meno infortuni eccetera, beh non saprei che dire. È pur vero però che il Suo Bebeto, quando ha vinto il Mondiale con l’Italia nel ’98, si è affidato totalmente ad uno staff italico. Tanto scarsi non dovremo poi esserlo, no? E se i Suoi atleti tornano in patria più grassi…signor Presidente, il peccato di gola non consideriamolo peccato capitale! Con una capatina al Vaticano, due Paternoster e tre Avemaria, li può anche perdonare….